DECISIONE QUADRO VITTIME

Decisione quadro del Consiglio dell’Unione Europea
del 15 marzo 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale (2001/220/GAI)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'Art. 31 e l'Art. 34, paragrafo 2, lettera b),
vista l'iniziativa della Repubblica portoghese (1),
visto il parere del Parlamento europeo (2),
considerando quanto segue:
(1) In conformità del piano d'azione del Consiglio e della Commissione sul modo migliore per applicare le
disposizioni del trattato di Amsterdam concernenti uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in particolare il
punto 19 e il punto 51, lettera c), secondo cui entro cinque anni dall'entrata in vigore del trattato dovrà essere
affrontato il problema dell'assistenza alle vittime effettuando un'analisi comparativa dei programmi di
risarcimento delle vittime e valutata la possibilità di agire a livello di Unione.
(2) Il 14 luglio 1999 la Commissione ha presentato al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato
economico e sociale una comunicazione intitolata "Vittime di reati nell'unione europea: riflessioni sul quadro
normativo e sulle misure da prendere". In data 15 giugno 2000 il Parlamento europeo ha approvato una
risoluzione sulla comunicazione della Commissione.
(3) Nelle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, in particolare il punto 32, è
indicato che dovrebbero essere elaborate norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in
particolare sull'accesso delle vittime alla giustizia e sui loro diritti al risarcimento dei danni, comprese le spese
legali. Dovrebbero inoltre essere creati programmi nazionali di finanziamento delle iniziative, sia statali sia non
governative, per l'assistenza alle vittime e la loro tutela.
(4) Occorre che gli Stati membri ravvicinino le loro disposizioni legislative e regolamentari, per raggiungere
l'obiettivo di offrire alle vittime della criminalità, indipendentemente dallo Stato membro in cui si trovano, un
livello elevato di protezione.
(5) È importante prendere in considerazione e trattare le esigenze della vittima in maniera globale e
coordinata, evitando soluzioni frammentarie o incoerenti che possano arrecarle pregiudizi ulteriori.
(6) Le disposizioni della presente decisione quadro non hanno pertanto come unico obiettivo quello di
salvaguardare gli interessi della vittima nell'ambito del procedimento penale in senso stretto. Esse
comprendono altresì talune misure di assistenza alle vittime, prima, durante e dopo il procedimento penale,
che potrebbero attenuare gli effetti del reato.
(7) Le misure di aiuto alle vittime della criminalità e, in particolare, le disposizioni in materia di risarcimento e di
mediazione non riguardano le soluzioni che sono proprie del procedimento civile.
(8) È necessario ravvicinare le norme e le prassi relative alla posizione e ai principali diritti della vittima, con
particolare attenzione al diritto a un trattamento della vittima che ne salvaguardi la dignità, al diritto di
informare e di essere informata, al diritto di comprendere ed essere compresa, al diritto di essere protetta
nelle varie fasi del processo e al diritto di far valere lo svantaggio di risiedere in uno Stato membro diverso da
quello in cui il reato è stato commesso.
(9) Le disposizioni della presente decisione quadro non impongono tuttavia agli Stati membri l'obbligo di
garantire alle vittime un trattamento equivalente a quello delle parti del procedimento.
(10) Appare importante l'intervento di servizi specializzati e di organizzazioni di assistenza alle vittime prima,
durante e dopo il processo penale.
(11) Alle persone che hanno contatti con le vittime va fornita una formazione adeguata e sufficiente. Questa
costituisce infatti un aspetto fondamentale sia per le vittime sia per conseguire gli obiettivi del procedimento.
(12) Occorrerebbe fare ricorso ai meccanismi di coordinamento dei punti di contatto in rete negli Stati membri,
sia a livello di sistema giudiziario sia che colleghino organizzazioni di assistenza alle vittime,


HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE QUADRO:
Art. 1 - Definizioni
Ai fini della presente decisione quadro s'intende per:
a) "vittima": la persona fisica che ha subito un pregiudizio, anche fisico o mentale, sofferenze psichiche,
danni materiali causati direttamente da atti o omissioni che costituiscono una violazione del diritto penale
di uno Stato membro;
b) "organizzazione di assistenza alle vittime": un'organizzazione non governativa, legalmente stabilita in uno
Stato membro, la cui attività gratuita di assistenza alle vittime di reati prestata negli opportuni termini
completa l'attività dello Stato in questo campo;
c) "procedimento penale": il procedimento penale conforme al diritto nazionale applicabile;
d) "procedimento": il procedimento inteso in senso lato, comprendente cioè, oltre al procedimento penale,
tutti i contatti, tra la vittima in quanto tale e qualsiasi autorità, servizio pubblico o organizzazione di
assistenza alle vittime, anteriormente, durante o successivamente allo svolgimento del processo penale;
e) "mediazione nelle cause penali": la ricerca, prima o durante il procedimento penale, di una soluzione
negoziata tra la vittima e l'autore del reato, con la mediazione di una persona competente.
Art. 2 - Rispetto e riconoscimento
Ciascuno Stato membro prevede nel proprio sistema giudiziario penale un ruolo effettivo e appropriato delle
vittime. Ciascuno Stato membro si adopererà affinché alla vittima sia garantito un trattamento debitamente
rispettoso della sua dignità personale durante il procedimento e ne riconosce i diritti e gli interessi
giuridicamente protetti con particolare riferimento al procedimento penale.
Ciascuno Stato membro assicura che le vittime particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento
specifico che risponda in modo ottimale alla loro situazione.
Art. 3 - Audizione e produzione di prove
Ciascuno Stato membro garantisce la possibilità per la vittima di essere sentita durante il procedimento e di
fornire elementi di prova.
Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le autorità competenti interroghino la vittima
soltanto per quanto è necessario al procedimento penale.
Art. 4 - Diritto di ottenere informazioni
Ciascuno Stato membro garantisce che, in particolare fin dal primo contatto con le autorità incaricate
dell'applicazione della legge, la vittima abbia accesso, con i mezzi che lo Stato ritiene adeguati e, per quanto
possibile, in una lingua generalmente compresa, alle informazioni rilevanti ai fini della tutela dei suoi interessi.
Tali informazioni sono almeno le seguenti:
a) il tipo di servizi o di organizzazioni a cui la vittima può rivolgersi per ottenere assistenza;
b) il tipo di assistenza che può ricevere;
c) dove e come può sporgere denuncia;
d)
quali sono le procedure successive alla presentazione della denuncia e qual è il suo ruolo in tale
contesto;
e) come e a quali condizioni può ottenere protezione;
f) in quale misura e in quali termini ha accesso:
i) all'assistenza di un legale,
ii) al patrocinio gratuito, o
iii) a qualsiasi altra forma di assistenza,
qualora, nei casi di cui ai punti i) e ii), ne abbia diritto;
g) quali sono i requisiti per il diritto della vittima a ottenere un risarcimento;
h) qualora risieda in un altro Stato, a quali meccanismi speciali può ricorrere la vittima per tutelare i propri
interessi.
Ciascuno Stato membro garantisce che la vittima, se lo desidera, sia informata:
a) del seguito riservato alla sua denuncia;
b) degli elementi pertinenti che, in caso di azione penale, le consentono di conoscere lo svolgimento del
procedimento penale contro la persona perseguita per i fatti che la riguardano, salvo i casi in cui ciò
potrebbe pregiudicare il corretto svolgimento del procedimento;
c) della sentenza pronunciata dal giudice.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare, almeno nei casi in cui esiste un pericolo per la
vittima, che, al momento del rilascio dell'imputato o della persona condannata per il reato, sia possibile
decidere di informare la vittima, se necessario.
Se uno Stato membro trasmette di sua iniziativa le informazioni di cui ai paragrafi 2 e 3 esso deve garantire
alla vittima il diritto di scegliere di non riceverle, tranne quando la loro trasmissione sia obbligatoria ai sensi
delle regole di procedura penale applicabili.
Art. 5 - Garanzie in materia di comunicazione
Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per ridurre al massimo le difficoltà di comunicazione per
quanto riguarda la comprensione o la partecipazione della vittima in qualità di testimone o parte in causa nelle
fasi più importanti del procedimento penale, allo stesso modo in cui misure analoghe sono adottate nei
confronti dell'imputato.
Art. 6 - Assistenza specifica alla vittima
Ciascuno Stato membro garantisce che le vittime abbiano accesso, gratuitamente ove ne sussistano i
requisiti, all'assistenza di cui all'Art. 4, paragrafo 1, lettera f), punto iii), relativa al loro ruolo nel corso del
procedimento ed eventualmente al patrocinio gratuito di cui all'Art. 4, paragrafo 1, lettera f), punto ii), in qualità
di possibili parti del procedimento penale.
Art. 7 - Spese sostenute dalla vittima in relazione al procedimento penale
Ciascuno Stato membro, secondo le disposizioni nazionali applicabili, offre alla vittima, che sia parte civile o
testimone, la possibilità di essere rimborsata delle spese sostenute a causa della sua legittima partecipazione
al procedimento penale.
Art. 8 - Diritto alla protezione
Ciascuno Stato membro garantisce un livello adeguato di protezione alle vittime di reati ed eventualmente ai
loro familiari o alle persone assimilabili, in particolare per quanto riguarda la sicurezza e la tutela dell'intimità
della vita privata, qualora le autorità competenti ritengano che esista una seria minaccia di atti di ritorsione o
prova certa di un serio intento di intromissione nella sfera della vita privata.
A tal fine e fatto salvo il paragrafo 4, ciascuno Stato membro garantisce, se necessario nell'ambito di una
procedura giudiziaria, la possibilità di protezione appropriata della sfera privata e dell'immagine fotografica
della vittima, dei suoi familiari o delle persone assimilabili.
Ciascuno Stato membro garantisce altresì che si evitino i contatti tra vittima e autori del reato negli edifici degli
organi giurisdizionali a meno che lo imponga il procedimento penale. A tal fine, se del caso, ciascuno Stato
membro provvede a munire progressivamente tali edifici di luoghi di attesa riservati alle vittime.
Ove sia necessario proteggere le vittime, in particolare le più vulnerabili, dalle conseguenze della loro
deposizione in udienza pubblica, ciascuno Stato membro garantisce alla vittima la facoltà, in base a una
decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo e
che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento.
Art. 9 - Diritto di risarcimento nell'ambito del procedimento penale
Ciascuno Stato membro garantisce alla vittima di un reato il diritto di ottenere, entro un ragionevole lasso di
tempo, una decisione relativa al risarcimento da parte dell'autore del reato nell'ambito del procedimento
penale, eccetto i casi in cui il diritto nazionale preveda altre modalità di risarcimento.
Ciascuno Stato membro adotta le misure atte a incoraggiare l'autore del reato a prestare adeguato
risarcimento alla vittima.
Tranne quando il procedimento penale imponga altrimenti, i beni restituibili appartenenti alla vittima e
sequestrati nell'ambito del procedimento penale sono restituiti alla vittima senza ritardo.
Art. 10 - Mediazione nell'ambito del procedimento penale
Ciascuno Stato membro provvede a promuovere la mediazione nell'ambito dei procedimenti penali per i reati
che esso ritiene idonei per questo tipo di misura.
Ciascuno Stato membro provvede a garantire che eventuali accordi raggiunti tra la vittima e l'autore del reato
nel corso della mediazione nell'ambito dei procedimenti penali vengano presi in considerazione.
Art. 11 - Vittime residenti in un altro Stato membro
Ciascuno Stato membro garantisce che le proprie autorità competenti siano in grado di adottare le misure
appropriate per ridurre al minimo le difficoltà derivanti dal fatto che la vittima è residente in uno Stato diverso
da quello in cui è stato commesso il reato, in particolare per quanto concerne lo svolgimento del
procedimento. A tal fine dette autorità devono essere in grado, in particolare:
di
poter decidere sulla possibilità di raccogliere la deposizione della vittima subito dopo che è stato
commesso il reato,
di
ricorrere quanto più possibile alle disposizioni relative alla videoconferenza e alla teleconferenza di cui
agli articoli 10 e 11 della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all'assistenza giudiziaria in materia
penale tra gli Stati membri dell'Unione europea (3), per l'audizione delle vittime residenti all'estero.
Ciascuno Stato membro assicura che la vittima di un reato in uno Stato membro diverso da quello in cui essa
risiede possa sporgere denuncia dinanzi alle autorità competenti dello Stato di residenza qualora non sia
stata in grado di farlo nello Stato in cui è stato commesso il reato o, in caso di reato grave, qualora non abbia
desiderato farlo.
L'autorità competente dinanzi alla quale è stata sporta denuncia, se non esercita la sua competenza a questo
riguardo, trasmette la denuncia senza indugio all'autorità competente nel territorio in cui è stato commesso il
reato. Tale denuncia è trattata secondo il diritto nazionale dello Stato in cui è stato commesso il reato.
Art. 12 - Cooperazione tra Stati membri
Ciascuno Stato membro promuove, sviluppa e migliora la cooperazione tra gli Stati membri, in modo da
consentire una più efficace protezione degli interessi della vittima nel procedimento penale, o sotto forma di
reti direttamente collegate al sistema giudiziario o di collegamenti tra organizzazioni di assistenza alle vittime.
Art. 13 - Servizi specializzati e organizzazioni di assistenza alle vittime
Ciascuno Stato membro promuove l'intervento, nell'ambito del procedimento, di servizi di assistenza alle
vittime, con il compito di organizzare la loro accoglienza iniziale e di offrire loro sostegno e assistenza
successivi attraverso la messa a disposizione di persone all'uopo preparate nei servizi pubblici o mediante il
riconoscimento e il finanziamento di organizzazioni di assistenza alle vittime.
Ciascuno Stato membro incentiva l'intervento nell'ambito del procedimento di tali persone o di organizzazioni
di assistenza alle vittime, in particolare per quanto riguarda:
a) la comunicazione di informazioni alla vittima;
b) l'assistenza alla vittima in funzione delle sue necessità immediate;
c) l'accompagnamento della vittima, se necessario e possibile, nel corso del procedimento penale;
d) l'assistenza alla vittima, ove richiesta, dopo la fine del procedimento.
Art. 14 - Formazione professionale delle persone che intervengono nel procedimento o comunque
entrano in contatto con le vittime
Ciascuno Stato membro incentiva, attraverso i servizi pubblici o mediante il finanziamento delle organizzazioni
di assistenza alle vittime, iniziative atte a offrire un'adeguata formazione professionale alle persone che
intervengono nel procedimento o comunque entrano in contatto con le vittime, con particolare riferimento alle
necessità delle categorie più vulnerabili.
Il paragrafo 1 si applica in particolare alle forze di polizia e agli operatori del settore della giustizia.
Art. 15 - Condizioni pratiche relative alla situazione della vittima nel procedimento
Ciascuno Stato membro si adopera affinché, nell'ambito del procedimento in generale e in particolare negli
ambienti in cui operano organi la cui attività possa dare inizio ad un procedimento penale, la vittima non abbia
a subire pregiudizi ulteriori o inutili pressioni. Ciò vale in particolare per una corretta accoglienza iniziale della
vittima e per la creazione, nei luoghi in questione, di condizioni adeguate alla sua situazione.
Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1 ciascuno Stato membro rivolge particolare attenzione alle strutture
degli uffici giudiziari, delle forze di polizia, dei servizi pubblici e delle organizzazioni di assistenza alle vittime.
Art. 16 - Ambito di applicazione territoriale
La presente decisione quadro si applica a Gibilterra.
Art. 17 - Attuazione
Ciascuno Stato membro farà entrare in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
necessarie ai fini dell'attuazione della presente decisione quadro:
per quanto riguarda l'Art. 10, il 22 marzo 2006,
per quanto riguarda gli articoli 5 e 6, il 22 marzo 2004,
per quanto riguarda le altre disposizioni, il 22 marzo 2002.
Art. 18 - Valutazione
Entro i termini indicati all'Art. 17, ciascuno Stato membro trasmette al Segretariato generale del Consiglio e
alla Commissione il testo delle disposizioni inerenti al recepimento nella legislazione nazionale degli obblighi
imposti dalla presente decisione quadro. Entro il termine di un anno successivo alle date in questione, il
Consiglio esamina, sulla scorta di una relazione elaborata dal Segretariato generale in base alle informazioni
fornite dagli Stati membri e di una relazione scritta presentata dalla Commissione, le misure adottate dagli
Stati membri per conformarsi alla presente decisione quadro.
Art. 19 - Entrata in vigore
La presente decisione quadro entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle
Comunità europee.
Fatto a Bruxelles, addì 15 marzo 2001.